
Ipertesto con Word – dai docenti Di Natale, Eremita Sangiorgio e
Frazzetto di Scordia (CT)
Leopardi Giacomo
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Romanticismo della letteratura
Italiana |
Leopardi Giacomo (Recanati 1798 - Napoli 1837), poeta italiano, tra i maggiori
dell'Ottocento.
Già nel 1816 Leopardi cadde in un
periodo di crisi, durante il quale mise in discussione tutta la sua
formazione: del 1816 è infatti L'appressamento della morte, una
cantica in terzine in cui il poeta sente la morte, che crede imminente, come
un conforto. In questi anni cominciarono sofferenze fisiche e una
preoccupante malattia agli occhi che nel 1819 lo costrinse a interrompere lo
studio. Nel suo carattere, intanto, si andava sviluppando la presa di
coscienza del lacerante contrasto tra l'intensità della sua vita interiore e
la sua incapacità di manifestarla nei rapporti con gli altri. In seguito a
una sorta di conversione letteraria, abbandonò gli studi filologici e si
accostò alla poesia, attraverso la lettura degli autori italiani del
Trecento, del Cinquecento e del Seicento, e dei suoi contemporanei italiani e
francesi. Anche la sua visione del mondo subì una svolta radicale: Leopardi
smise di cercare conforto nella religione, di cui era stata permeata tutta la
sua fantasiosa fanciullezza, e si avvicinò a un'interpretazione della vita
vicina alle filosofie sensista e meccanicistica. Grazie all'amicizia con
Pietro Giordani, con il quale nel 1817 iniziò una feconda corrispondenza, il
distacco dal conservatorismo paterno si fece più netto: all'anno seguente
risalgono All'Italia e Sopra il monumento di Dante, canzoni
patriottiche molto retoriche e classicheggianti nelle quali Leopardi espresse
la sua adesione alle idee liberali di stampo laico. Nello stesso periodo
prese parte attiva al dibattito, di respiro europeo, che contrapponeva
classicisti e romantici, affermando la sua posizione a favore dei primi nel Discorso
di un italiano attorno alla poesia romantica (1818). Cominciò a covare
rancore anche verso la casa natale e Recanati, in cui individuava la causa
della propria infelicità e da cui tentò di fuggire. Nel 1822 venne mandato a
Roma dallo zio materno, ma fu un'esperienza deludente e il poeta, tornato a
Recanati l'anno seguente, si chiuse ancor più in se stesso. In quegli anni
Leopardi elaborò il proprio sistema di pensiero, imperniato su una concezione
pessimistica della realtà che espose nelle pagine dello Zibaldone
(1817-1832), appunti e pensieri morali scritti senza l'intenzione di formare un'opera
organica e pubblicati postumi nel 1898 in occasione del centenario della
nascita del poeta. Nello Zibaldone, Leopardi mise a confronto
l'innocente e felice stato di natura con la condizione attuale dell'uomo,
corrotta dalla ragione che, rifiutando l'illusione e svelando il vero, genera
l'infelicità. |