Ipertesto con Word – dai docenti Di Natale, Eremita Sangiorgio e Frazzetto di Scordia (CT) 

 

Leopardi Giacomo

La crisi di Leopardi

Il pessimismo di Leopardi

 

Indice

Romanticismo della letteratura Italiana

Manzoni Alessandro

Leopardi Giacomo

Romanticismo in Germania

Romanticismo in Francia

Romanticismo in Inghilterra

Romanticismo in Russia

Aleksàndr Sergéevic Pùškin

La musica nel 1800

Bellini Vincenzo

Paganini Niccolò

Ponchielli Amilcare

Rossini Gioacchino

Verdi Giuseppe

Il Melodramma in Italia

La musica in Europa

Chopin Fryderyk

Schubert Franz

Schumann Robert

Liszt Franz

Wagner Richard

Guglielmo Tell

Tannhauser

Arte romantica

Hugo Victor

La pittura romantica

 

The romantic period

Leopardi Giacomo (Recanati 1798 - Napoli 1837), poeta italiano, tra i maggiori dell'Ottocento.

Giacomo Leopardi era figlio del conte Monaldo, uomo colto ma reazionario e chiuso nei confronti delle innovazioni del mondo, e di Adelaide Antici, energica e poco affettuosa. Giacomo, primo di otto figli, studiò privatamente, dapprima sotto la guida di due sacerdoti e poi da solo, attingendo alla ricchissima biblioteca paterna. Imparò il latino, il greco, l'ebraico e alcune lingue moderne. A diciotto anni era già un erudito dall'eccezionale formazione filologica, ma la sua salute era ormai compromessa per sempre. Prima dei vent'anni aveva scritto una Storia dell'astronomia (1813) e il Saggio sopra gli errori popolari degli antichi (1815), e tradotto idilli ed epigrammi di Mosco (1815), il primo libro dell'Odissea di Omero e il secondo dell'Eneide di Virgilio (1816).

La crisi di Leopardi

Già nel 1816 Leopardi cadde in un periodo di crisi, durante il quale mise in discussione tutta la sua formazione: del 1816 è infatti L'appressamento della morte, una cantica in terzine in cui il poeta sente la morte, che crede imminente, come un conforto. In questi anni cominciarono sofferenze fisiche e una preoccupante malattia agli occhi che nel 1819 lo costrinse a interrompere lo studio. Nel suo carattere, intanto, si andava sviluppando la presa di coscienza del lacerante contrasto tra l'intensità della sua vita interiore e la sua incapacità di manifestarla nei rapporti con gli altri. In seguito a una sorta di conversione letteraria, abbandonò gli studi filologici e si accostò alla poesia, attraverso la lettura degli autori italiani del Trecento, del Cinquecento e del Seicento, e dei suoi contemporanei italiani e francesi. Anche la sua visione del mondo subì una svolta radicale: Leopardi smise di cercare conforto nella religione, di cui era stata permeata tutta la sua fantasiosa fanciullezza, e si avvicinò a un'interpretazione della vita vicina alle filosofie sensista e meccanicistica. Grazie all'amicizia con Pietro Giordani, con il quale nel 1817 iniziò una feconda corrispondenza, il distacco dal conservatorismo paterno si fece più netto: all'anno seguente risalgono All'Italia e Sopra il monumento di Dante, canzoni patriottiche molto retoriche e classicheggianti nelle quali Leopardi espresse la sua adesione alle idee liberali di stampo laico. Nello stesso periodo prese parte attiva al dibattito, di respiro europeo, che contrapponeva classicisti e romantici, affermando la sua posizione a favore dei primi nel Discorso di un italiano attorno alla poesia romantica (1818). Cominciò a covare rancore anche verso la casa natale e Recanati, in cui individuava la causa della propria infelicità e da cui tentò di fuggire. Nel 1822 venne mandato a Roma dallo zio materno, ma fu un'esperienza deludente e il poeta, tornato a Recanati l'anno seguente, si chiuse ancor più in se stesso.

Il pessimismo  di Leopardi

 

In quegli anni Leopardi elaborò il proprio sistema di pensiero, imperniato su una concezione pessimistica della realtà che espose nelle pagine dello Zibaldone (1817-1832), appunti e pensieri morali scritti senza l'intenzione di formare un'opera organica e pubblicati postumi nel 1898 in occasione del centenario della nascita del poeta. Nello Zibaldone, Leopardi mise a confronto l'innocente e felice stato di natura con la condizione attuale dell'uomo, corrotta dalla ragione che, rifiutando l'illusione e svelando il vero, genera l'infelicità.