Ipertesto con Word – dai docenti Di Natale, Eremita, Sangiorgio e Frazzetto di Scordia (CT)

 

Romanticismo inglese

Percy Bysshe Schelley

 

Indice

Romanticismo della letteratura Italiana

Manzoni Alessandro

Leopardi Giacomo

Romanticismo in Germania

Romanticismo in Francia

Romanticismo in Inghilterra

Romanticismo in Russia

Aleksàndr Sergéevic Pùškin

La musica nel 1800

Bellini Vincenzo

Paganini Niccolò

Ponchielli Amilcare

Rossini Gioacchino

Verdi Giuseppe

Il Melodramma in Italia

La musica in Europa

Chopin Fryderyk

Schubert Franz

Schumann Robert

Liszt Franz

Wagner Richard

Guglielmo Tell

Tannhauser

Arte romantica

Hugo Victor

La pittura romantica

 

The romantic period

Nato nel 1792 a Horsham (Sussex) in una famiglia di nobili proprietari terrieri, Percy Bysshe Shelley inizia con entusiasmo gli studi a Eton, ma presto viene espulso da Oxford per aver pubblicato un opuscolo che esalta l’ ateismo. Nel 1811 sposa la sedicenne Harriet Westbrook, con cui gira lì Inghilterra e l’Irlanda sostenendo la causa rivoluzionaria. Nel 1813 scrive il poema filosofo Queen Mab (La regina Mab), che risente dell’ influsso anarchico razionalista del filosofo William Godwin (1756- 1836), per la cui figlia Mary abbandona la moglie e fugge in Svizzera. Qui incontra Byron che sfida Shelley e compagna a scrivere un racconto dell’orrore: di lì a poco, Mary fa pubblicare Frankenstein. Nel 1816 Harriet si uccide e Shelley può  sposare la Godwin. Banditi dalla società inglese , i coniugi si trasferiscono in Italia, prima a Venezia, Roma, Pisa, per poi stabilirsi a San Terenzo (La Spezia), dove il poeta pubblica le sue opere più note: The Cenci (I Cenci, 1819) e i drammi lirici Prometheus Unbound ( Prometeo liberato, 1820 ) e Hellas (1822) sull’ indipendenza greca. Shelley muore annegato nel 1822 a causa di una tempesta che lo sorprende mentre, in barca, torna da Livorno; le sue ceneri riposano nel cimitero protestante di Roma. Ateo in rivolta con Dio e a suo modo religioso e panteista, confusamente mistico, platonico e idealista, Shelley è soprattutto uno spirito inquieto anelante all’ infinito e incapace di trovare un equilibrio nella realtà, che considera ora come lotta manichea fra bene e male, ora come luogo di esilio che solo la morte può sciogliere. Nel dramma Prometheus Unbound (Prometeo liberato, 1820), nei poemetti Epipsychidion e Adonais (1821) e nelle numerose liriche, fra le quali la celeberrima Ode to the West Wind (Ode al vento occidentale ), quando mette da parte i toni più patetici (“ Cado sopra le spine della vita e sanguino!”) Shelley sa essere poeta schietto e originale, un’illusione insidiata e travolta dalla volgarità del vivere quotidiano. Come ricorda l’autore, Ode al vento occidentale è “concepita e scritta (nel 1819) quasi interamente in un bosco che costeggia l’Arno               (l’attuale “Ponte all’ indiano“), a Firenze, in un giorno in cui il vento tempestoso, la cui temperatura a un tempo mite e vivificante, stava raccogliendo i vapori che riversano le piogge d’ autunno. Dopo una prima parte nelle due strofe seguenti il tono diventa più intimo e problematico, aprendosi a una profonda meditazione sui limiti dell’esistenza umana, tormentata dalle spine del vivere, soffocata nella prigionia della mediocrità. Il vento assume il significato simbolico della pienezza vitale, della libertà e dell’ oltranza, di una rigenerazione spirituale dell’umanità di cui il poeta vorrebbe farsi banditore.